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CARCERI: OPPOSIZIONE A 41BIS MA VIGILARE SU PROBLEMI DETENUTI

16 febbraio 2015 Nessun Commento

“E’ opportuna la ferma opposizione al progetto ministeriale di trasferire in Sardegna 184 detenuti in regime di massima sicurezza, ma occorre non dimenticare i numerosi gravi problemi che vivono nell’isola i cittadini privati della libertà anche nelle nuove mega strutture, a partire da quelli sanitari, della formazione e del recupero sociale”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, ricordando che in Sardegna “sono attualmente recluse oltre 1800 persone, 160 in attesa di primo giudizio e 119 con pene non definitive, e permane il sovraffollamento in 4 Istituti”.

“Le condizioni di vita dei ristretti – evidenzia Caligaris – sono oggettivamente migliorate dal punto di vista logistico. Nel complesso le celle sono più confortevoli di quelle di San Sebastiano a Sassari, di Piazza Manno a Oristano, della “Rotonda” di Tempio e di Buoncammino a Cagliari, ma non dimentichiamo che erano situazioni vergognose. Niente però è cambiato relativamente al recupero sociale. I detenuti continuano a trascorrere in cella le loro giornate. La mancanza di attività finalizzate alla formazione e alla rieducazione non può essere trascurata. Gli sforzi della Polizia Penitenziaria o dell’area Trattamentale non sono sufficienti. E’ necessario un programma articolato soprattutto per i detenuti per reati sessuali. Per non parlare della Sanità Penitenziaria che deve essere ancora calibrata alle reali necessità con una riorganizzazione dei servizi attualmente deficitaria”.

“Le nuove strutture penitenziarie – rileva ancora la presidente di SDR – sono state ubicate fuori dal tessuto urbano. Distanze spesso difficili da colmare specialmente per chi raggiunge l’isola da altre regioni. Le difficoltà sono aumentate dalle scarse o quasi inesistenti indicazioni stradali e dai mezzi pubblici non adeguati ai bisogni. I tempi necessari per raggiungere gli Istituti e quelli per poter effettuare i colloqui stanno mettendo a dura prova anche i volontari costretti a moltiplicare i sacrifici per svolgere le attività”.

“Il Ministero e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, così prodighi nell’assegnare alla Sardegna sempre nuovi oneri non sono altrettanto solerti nell’affrontare e risolvere il problema degli organici. Oltre agli Agenti, c’è la questione dei Direttori. Nella nostra isola i responsabili delle principali carceri devono reggere più Istituti e quando qualche collega usufruisce delle ferie a ciascuno in servizio ne spettano non meno di tre. Ciò provoca condizioni assurde. C’è poi ancora irrisolta l’assegnazione del Provveditorato regionale. L’attuale responsabile – conclude Caligaris – è ormai solo reggente, in quanto svolge un incarico a Roma. Il suo Vice è anch’egli impegnato in un’altra sede. Insomma in Sardegna il DAP naviga a vista sperando che non affiori qualche scoglio pericoloso”.

 

Cagliari, 13 febbraio 2015

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