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CARCERI: NEL CENTRO DIAGNOSTICO TERAPEUTICO DI BUONCAMMINO DETENUTO CON FORCHETTA DI METALLO NELLO STOMACO. E’ UN RAGAZZO POLACCO DI 30 ANNI.

27 luglio 2011 Nessun Commento

 

            Chiede il trasferimento a Rebibbia per poter effettuare costanti colloqui con la madre che vive e lavora a Roma. In assenza di risposte ha inghiottito nel carcere di Oristano una forchetta di metallo e attualmente si trova ricoverato nel Centro Diagnostico Terapeutico dellla Casa Circondariale cagliaritana di viale Buoncammino. E’ la singolare emblematica disperata vicenda di Bartolomeo Gerboris, polacco, 30 anni, che sta scontando una pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione.  

            Arrestato per rapina a Pisa tre anni fa, il giovane, che non vede la madre da un anno e mezzo, ha girovagato attraverso 7 Istituti di Pena. Da Pisa a San Gimignano, a Rebibbia, Benevento, Avellino, fino a giungere a Oristano e infine a Cagliari dove è monitorato. Non è la prima volta che il detenuto attua gravi atti di autolesionismo, ma in questa occasione non intende recedere dalla sua posizione e non accetta di essere sottoposto a intervento chirurgico per asportare il corpo estraneo. Il suo unico obiettivo è riabbracciare la madre.

            “E’ evidente – sottolinea Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme – che Gerboris è un soggetto difficile e con problematiche caratteriali e psichiche che necessitano di particolare attenzione. E’ però altrettanto vero che punirlo costantemente, trasferendolo da un carcere all’altro non serve. Sarebbe opportuno, in questi casi, promuovere un reale recupero del giovane, che finirà di scontare la pena tra 30 mesi, agendo di concerto con la famiglia. I continui trasferimenti impediscono agli educatori di portare avanti un progetto di reinserimento sociale con altissimi rischi di azioni irrazionali in carcere e di recidiva. Anche i colloqui psicologici e psichiatrici sono ininfluenti senza il contributo costante della famiglia. La rieducazione dei detenuti non può essere un atto esclusivamente farmacologico. L’allontanamento dagli affetti familiari insomma può costituire un pericoloso boomerang. La condizione in cui si trova il ragazzo, peraltro in fase di forte dimagrimento, crea disagio e preoccupazione anche tra i medici che in una realtà come quella del CDT di Buoncammino – conclude Caligaris – devono fare i conti con continue emergenze sanitarie”.

 Cagliari, 27 luglio 2011

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