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NUOVO CARCERE CAGLIARI: RINVIO CONSEGNA EDIFICIO CONFERMA TIMORI ASSOCIAZIONE E CITTADINI

16 maggio 2011 Nessun Commento

           

 “Il nuovo rinvio nella consegna del fabbricato del nuovo carcere di Cagliari, in territorio del Comune di Uta, conferma le preoccupazioni e i timori avanzati dall’associazione Socialismo Diritti Riforme sulle numerose deficienze ancora da colmare e sul rinvio al 2013 dell’apertura della struttura. E’ comunque un segnale di grave inefficienza visto anche il ricorso alla procedura d’urgenza attraverso la quale i lavori sono stati assegnati senza pubblico appalto”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente di SDR che ripropone “con forza la necessità che la zona dove sta sorgendo il penitenziario, sia sottoposta a un’approfondita analisi tecnica per verificare le condizioni di salubrità dell’aria e per predisporre i servizi a supporto alla struttura”.

“Dai sopralluoghi dei tecnici dell’Associazione e dalle segnalazioni dei cittadini risulta infatti – sottolinea Caligaris – che, in particolare nei mesi estivi, l’aria diventa irrespirabile per la presenza di miasmi derivanti dalla lavorazione degli scarti della carne. Nei mesi scorsi avevamo messo l’accento sullo sgradevole, nauseabondo odore che si sente in prossimità dell’area prescelta per la costruzione del penitenziario destinato ad accogliere in teoria 750 detenuti. La questione però non è stata assunta con la necessaria attenzione e non ci risulta che siano state intraprese iniziative per verificare le condizioni di salubrità dell’aria o quantomeno del rispetto del regolamento dell’Unione Europea risalente al 2002 sulla ‘raccolta, trasporto, magazzinaggio, manipolazione, trasformazione e uso o eliminazione dei sottoprodotti di origine animale’”.

            “In base al disciplinare vigente nel territorio europeo infatti – precisa la presidente di SDR  – i problemi relativi alle emissioni di fumi o gas inquinanti dovrebbero essere completamente superati così come quelli che riguardano i miasmi. La norma prevede che il trasporto avvenga con camion chiusi e adeguatamente refrigerati e impone una serie di processi di lavorazione per garantire in ogni fase condizioni ideali. L’accertamento da parte dei tecnici della ASL e/o dell’Ufficio di Igiene Pubblica escluderebbe qualunque illazione in merito e detenuti, familiari, agenti di Polizia Penitenziaria nonché avvocati, magistrati, amministrativi e operatori potrebbero stare tranquilli”.

            “Le perplessità sull’adeguatezza dell’Istituto Penitenziario alle norme in materia di lavoro in sicurezza tuttavia non si esauriscono con gli aspetti della salubrità dell’aria, ci sono infatti all’interno del nuovo Istituto questioni – rileva ancora la responsabile di SDR – di non minore gravità. Risulta infatti che non siano stati previsti la sezione femminile e neppure idonee stanze per accogliere adeguatamente gli educatori. Le celle non sono state dotate di prese per fornellini elettrici (che potrebbero evitare il pericoloso uso di quelli con bombolette di gas, spesso usate dai detenuti per stordirsi) e le pareti sono state dipinte con un grigio poco conciliante con le teorie che indicano nelle scelte cromatiche un primo momento significativo per ridurre gli episodi di autolesionismo”.

            “Abbiamo potuto appurare – conclude Caligaris – che nel carcere di Uta non è stato progettato il Centro Clinico. Pensiamo però che non sia una dimenticanza ma un’indicazione del Ministero della Giustizia che vuole destinare una parte importante del nuovo istituto ai detenuti del 41 bis, cioè a camorristi e importanti personaggi della malavita organizzata, lasciando però in funzione il carcere di Buoncammino. La Sardegna insomma si conferma un’isola-carcere e la presunta urgenza dei lavori, assegnati senza pubblico bando, finisce col nascondere una verità: il carcere di Uta e gli altri di Sassari, Oristano e Tempio, oltre ai lavori di ristrutturazione in quello di Nuoro, trasformeranno la Sardegna nella regione italiana con il maggior peso di servitù penitenziarie. Un ulteriore primato negativo sull’impiego del territorio”.

Cagliari, 16 maggio 2010

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