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	<title>Associazione Socialismo Diritti Riforme &#187; carceri</title>
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		<title>E L&#8217;ERGASTOLANO SI LAUREA IN LEGGE di Alberto Laggia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 16:00:01 +0000</pubDate>
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Carmelo Musumeci è diventato dottore. Per discutere la tesi è uscito per 12 ore dal carcere di Spoleto dopo tanti anni  in cella senza permessi, affidato ai volontari di don Oreste Benzi.
 
di Alberto Laggia
 
    (Perugia) Silenzio in aula, si comincia. “Cos’è l’ergastolo ostativo?”, è la prima domanda  che gli pone il suo relatore, il professor Carlo Fiorio, docente di diritto penitenziario presso la facoltà di Giurisprudenza a Perugia. Carmelo, con la copia cartonata blu della sua tesi serrata tra le dita, cerca la saliva per rispondere. Poche frazioni di secondo, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://www.socialismodirittiriforme.it/wp-content/uploads/2011/05/gli_uomoni_ombra-189x300.jpg" rel="lightbox[844]" title="gli_uomoni_ombra-189x300"><img class="aligncenter size-full wp-image-845" title="gli_uomoni_ombra-189x300" src="http://www.socialismodirittiriforme.it/wp-content/uploads/2011/05/gli_uomoni_ombra-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a></h1>
<p> </p>
<p><em>Carmelo Musumeci è diventato dottore. Per discutere la tesi è uscito per 12 ore dal carcere di Spoleto dopo tanti anni  in cella senza permessi, affidato ai volontari di don Oreste Benzi.</em></p>
<h2> </h2>
<h2>di Alberto Laggia</h2>
<p> </p>
<p>    (Perugia) Silenzio in aula, si comincia. “Cos’è l’ergastolo ostativo?”, è la prima domanda  che gli pone il suo relatore, il professor Carlo Fiorio, docente di diritto penitenziario presso la facoltà<strong> </strong>di<strong> </strong>Giurisprudenza a Perugia. Carmelo, con la copia cartonata blu della sua<strong> </strong>tesi serrata tra le dita, cerca la saliva per rispondere. Poche frazioni di secondo, poi s’affranca dalla tensione quel che basta e inizia: “E’ una pena ingiusta perché si basa  su un ricatto medievale e instaura il principio che si esce dal carcere non perché il detenuto  se lo merita, ma solo se diventa collaboratore di giustizia…”. </p>
<p>   Venti minuti dopo, la discussione è finita. Strette di mano, applauso e corona d’alloro, come vuole il rito. Poi via, a far festa per qualche ora a Bevagna, nella casa d’accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, con i familiari e qualche amico. Alle otto si chiude perché il laureato deve tornarsene da dove è uscito: la cella di una prigione.</p>
<p>   Così Carmelo, l’ex-fuorilegge, oggi è dottore. In Legge. E con una tesi sulla “Pena di morte viva”, come sta scritto in copertina, ovvero: l’ergastolo.</p>
<p>   Una laurea che è il riscatto di una vita, e che gli vale dodici ore di libertà, le prime dopo anni trascorsi in cella senza un solo permesso ottenuto, neanche per il matrimonio del figlio Mirco o la conclusione degli studi della figlia Barbara. Una laurea che è un po’ un’autobiografia dolente di un detenuto che sconta ciò che non si può “scontare”, perché ogni giorno, per un ergastolano, è sempre un nuovo inizio di pena. Una laurea, infine, che è  anche un atto d’accusa contro il meccanismo punitivo più crudele che il diritto potesse inventarsi: l’eliminazione della speranza.  </p>
<p>   Carmelo Musumeci, siciliano di Aci Sant’Antonio, oggi ha 56 anni.  Ne aveva 36 quando  nell’ottobre del 1991 fu catturato dalla polizia. Era a capo di una banda che gestiva i traffici malavitosi in Versilia. Già fin da ragazzo aveva bruciato le tappe: collegio e riformatorio prima, carcere minorile poi. “Ero nato colpevole”, dice usando il titolo del suo  prossimo libro, “dentro una famiglia dove non c’era amore perché l’amore non si mangia e noi eravamo preoccupati solo di trovare qualcosa da mettere sotto i denti almeno alla sera”. Un giorno gli spararono sei colpi di rivoltella. Ma riuscì a scampare all’agguato. “Ho reagito nell’unico modo che conoscevo: facendomi giustizia da solo. Ho seguito solo le regole con cui mi hanno cresciuto”.</p>
<p>   Condannato all’ergastolo, ha scontato finora vent’anni. Adesso è rinchiuso nel carcere di Spoleto assieme ad altri settecento detenuti. E’ un ergastolano ostativo, cioè uno di quegli ergastolani per i quali, in base a una legge del 1992, è inibito ogni beneficio penitenziario: niente permessi premio, né tanto meno semilibertà o affidamento in prova ai servizio sociale. “E questo per essermi rifiutato di fare il delatore e  di far, così, rinchiudere un altro al posto mio”, afferma con orgoglio.  </p>
<p>   Musumeci era entrato in carcere con la seconda elementare. Autodidatta, ha  raggiunto il diploma  e nel 2005 la laurea breve in giurisprudenza, senza mai uscire dal carcere. “Sono stati la lettura e lo studio a salvarmi e a cambiarmi,  non certo il carcere, che per me resta un’istituzione cancerogena”, ci tiene a precisare. “I romanzi di Dostoevskij, a iniziare da “Delitto e castigo”, m’hanno aiutato a sopravvivere all’Asinara dove ho trascorso un anno e sei mesi  in regime di 41 bis, in isolamento diurno; ridotto a giocare in cella con le formiche per non impazzire di solitudine”.    </p>
<p>    Poi ha scoperto anche di saper scrivere. Poesie, racconti, favole. A tal punto da vincere premi letterari, che altri, però, sono andati a ricevere per lui. Da poco è uscito il suo ultimo libro di racconti “Gli uomini ombra“ (Gabrielli editori) in cui narra storie vere o romanzate di ergastolani, ai quali il carcere, “l’assassino dei sogni”, rapina felicità e speranza.  </p>
<p>   Giurisprudenza? E’ stata una scelta naturale. “A cosa serve a un ergastolano una laurea in architettura?”, ironizza. “Gli studi giuridici mi appassionano e poi possono servirmi e servire dentro un penitenziario”.  Così  da qualche tempo,  nel carcere di Spoleto, se un detenuto deve presentare un’istanza o un ricorso, se la fa scrivere dal dottor Musumeci. “Diciamo azzeccagarbugli”, si schernisce.  Ma intanto il detenuto-giurista nel 2005 è riuscito a presentare  da solo un ricorso davanti alla Corte Europea contro l’Italia, e poi  è pure riuscito a vincerlo.  </p>
<p>    La possibilità  di discutere la tesi di laurea a Perugia  è un piccolo miracolo, un evento straordinario che interrompe i giorni sempre uguali del recluso. “Non me l’aspettavo più”, ammette. Anche perché Musumeci non è solo uno dei 1500 ergastolani oggi reclusi nelle patrie galere, ma è diventato negli anni il portavoce, la coscienza ‘politica’ degli ergastolani, il simbolo della campagna civile, anzi “la lotta” come dice lui, per l’abolizione del “fine pena mai”. Da dietro le sbarre, Carmelo porta avanti la stessa campagna per l’abolizione ell’ergastolo, di cui s’è fatta  promotrice la Comunità Papa Giovanni XXIII  quella per l’abolizione dell’ergastolo.</p>
<p>   Nel 2007 conobbe per caso don Oreste Benzi, fondatore della Comunità. “Venni a sapere che veniva a farci visita e volli incontrarlo. Io portavo tutti i miei pregiudizi sui preti, lui il suo sorriso disarmante. Stavamo facendo partire uno sciopero della fame e io, a muso duro, gli chiesi di aderire al nostro documento contro ergastolo,  con la certezza che mi dicesse di no. E invece mi spiazzò e firmò l’appello. E da lì è nata l’amicizia”. Ora don Oreste non c’è più, ma la Comunità continua a seguire Carmelo in carcere. A fargli<strong> </strong>anche da <em>tutor</em> per lo studio è  Nadia Bizzotto, responsabile della casa di Bevagna, “il mio angelo-diavolo custode”, come la definisce scherzosamente l’ergastolano. “Oggi è come se mi fossi laureata anch’io”, ammette emozionata: Musumeci è uscito dal carcere senza scorta, affidato dall’autorità penitenziaria ai soli volontari della “Papa Giovanni”. E anche questo ha dell’incredibile.    </p>
<p>   Si  fa sera. Carmelo osserva ossessivamente l’orologio. Le lancette qui fuori sembrano correre maledettamente  più veloci che in prigione. Tra qualche ora dovrà tornare in cella, togliere l’alloro e rivestirsi da detenuto. E chissà quando potrà rivarcare quel cancello per un’altra manciata d’ore.</p>
<p>La “pena di morte viva” non guarda i titoli accademici. Vuole solo anonimi “uomini ombra”.</p>
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		<title>CARCERI: MAGISTRATO NUORO SOSTIENE DETENUTO PER DIRITTO STUDIO</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 15:16:23 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialismodirittiriforme.it/wp-content/uploads/2010/07/1257323436654_libro.jpg" rel="lightbox[312]" title="1257323436654_libro"><img class="alignleft size-medium wp-image-227" title="1257323436654_libro" src="http://www.socialismodirittiriforme.it/wp-content/uploads/2010/07/1257323436654_libro-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>“Il Magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Nuoro Maria Paola Vezzi ha riconosciuto al giovane Alejo Perez Luis Alexander, ristretto a Bad’e Carros, il diritto a sostenere gli esami nell’Università emiliana messo in forse dal DAP che aveva negato il trasferimento nella casa circondariale di Bologna. Un atto di giustizia che non può non essere rispettato dall’amministrazione penitenziaria”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che aveva segnalato al Direttore Generale del DAP Franco Ionta la paradossale situazione in cui si trova il giovane domenicano iscritto nell’Ateneo emiliano in base a una convenzione tra il Dipartimento e l’Università.</p>
<p>“Il Magistrato – sottolinea Caligaris in una nuova comunicazione al DAP – ha dichiarato l’illegittimità del rigetto dell’istanza di traduzione a Bologna del detenuto manifestando a chiare lettere la violazione di un diritto. Identica valutazione è stata espressa peraltro dal Pubblico Ministero. Non vi è quindi alcun motivo che possa impedire ad Alejo Perez Luis Alexander di sostenere gli esami di Inglese, Diritto costituzionale italiano e comparato e di Diritto Pubblico nella sessione dal 27 settembre al 22 ottobre prossimi a Bologna.”.</p>
<p>“Il buon senso suggerisce – rileva ancora la Presidente di SdR – che il giovane, iscrittosi al terzo anno della Facoltà di Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione, possa restare nel carcere di Bologna o in uno vicino all’Università. Ciò anche per evitare traduzioni faticose per i detenuti e gli agenti della scorta e costose per l’amministrazione e le tasche dei cittadini”.</p>
<p>Alejo Perez Luis Alexander che è stato trasferito a Nuoro nel mese di ottobre del 2009, si trovava precedentemente recluso a Bologna dove, anche grazie alla convenzione dell’Ateneo si era iscritto nel 2008 al corso di Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione, una specializzazione non presente negli Atenei sardi. Avendo sostenuto con profitto i primi esami, a settembre 2009 aveva confermato l’iscrizione nella Facoltà per il secondo anno. Nonostante il trasferimento, non richiesto e di cui non ha mai saputo la ragione, il 22 febbraio 2010 è stato tradotto a Bologna per sostenere due esami entrambi superati brillantemente ed è rimasto nel capoluogo emiliano fino al 10 aprile. Benché avesse richiesto di restare nel carcere di Bologna non solo è stato trasferito di nuovo a Nuoro ma gli è stata negata anche la possibilità di permanere nella sede prossima all’Università almeno fino alla sessione estiva per poter così completare gli esami senza costi aggiuntivi per l’amministrazione.</p>
<p>La Costituzione sancisce all’articolo 34 il diritto allo studio, riconoscendolo a tutti e impegnando le istituzioni a renderlo effettivo. Ciò vale anche per le persone private della libertà personale. Tant’é vero che in tanti istituti penitenziari sono attivati corsi di istruzione primaria e secondaria nonché corsi professionali in collaborazione anche con gli enti locali e sono presenti biblioteche.</p>
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		<title>Carceri: ANREL rafforza federalismo detentivo.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 08:09:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il reinserimento sociale e lavorativo delle persone private della libertà e degli ex detenuti è un compito istituzionale che compete alle strutture del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria secondo precisi criteri. Non può diventare un servizio per promuovere e sostenere il federalismo detentivo. Così dalla certezza del diritto è facile passare alla discrezionalità del favore”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”con riferimento alla nascita dell’Agenzia Nazionale Reinserimento e Lavoro destinata nella prima fase alle regioni Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto sottolineando “ancora una volta l’esclusione della Sardegna ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialismodirittiriforme.it/wp-content/uploads/2010/07/carceri_big.gif" rel="lightbox[212]" title="carceri_big"><img class="alignleft size-medium wp-image-138" title="carceri_big" src="http://www.socialismodirittiriforme.it/wp-content/uploads/2010/07/carceri_big-300x205.gif" alt="" width="300" height="205" /></a>“Il reinserimento sociale e lavorativo delle persone private della libertà e degli ex detenuti è un compito istituzionale che compete alle strutture del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria secondo precisi criteri. Non può diventare un servizio per promuovere e sostenere il federalismo detentivo. Così dalla certezza del diritto è facile passare alla discrezionalità del favore”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”con riferimento alla nascita dell’Agenzia Nazionale Reinserimento e Lavoro destinata nella prima fase alle regioni Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto sottolineando “ancora una volta l’esclusione della Sardegna dalla possibilità di migliorare le condizioni di vita dei detenuti e dei loro familiari”.</p>
<p>“Un’iniziativa, come l’agenzia ANREL, finalizzata a creare lavoro e a realizzare progetti innovativi per una parte seppure consistente di detenuti, determinerà inevitabilmente – sostiene Caligaris – dei problemi di equità nel trattamento delle persone private della libertà. Un progetto di questa natura presuppone per tre anni un blocco dei trasferimenti dei detenuti e del personale mentre si scatenerà da subito una guerra per ottenere la dislocazione nelle aree ‘fortunate’. Non si comprende inoltre in base a quali criteri saranno prescelti coloro i quali potranno essere avviati alle cooperative sociali piuttosto che all’imprenditorialità. In che modo le “Cittadelle” da realizzare nei terreni confiscati alle mafie per le famiglie dei detenuti possano essere utilizzate dagli extracomunitari. Si impongono inoltre una serie di riflessioni sui risvolti sociali nei diversi territori”.</p>
<p>“Il Ministro Angelino Alfano conosce sicuramente bene la realtà della Sicilia ma forse – sottolinea la presidente di SdR – sarebbe stato opportuno prima di lanciare un così importante progetto con un finanziamento di 4 milioni e 800 mila euro, promuovere iniziative piccole ma significative per migliorare le condizioni di vita di tutti i detenuti. L’inadeguatezza del numero di psicologi, educatori, assistenti sociali negli Istituti di Pena; la scarsa presenza di operatori sanitari e l’insufficiente connessione tra i servizi del territorio e le famiglie dei detenuti; l’esiguo numero di Magistrati nei Tribunali di Sorveglianza e degli assistenti negli Uffici e la realtà degli Agenti di Polizia Penitenziaria sempre meno numerosi e sempre più demotivati (in attesa del famoso concorso per le 2mila nuove assunzioni) dovrebbero far riflettere sull’efficacia rieducativa del sistema”.</p>
<p>“In realtà – conclude Caligaris – è improcrastinabile un provvedimento legislativo che alleggerisca il peso dei detenuti assiepati dentro le strutture, specialmente quando si parla di ammalati in gravi condizioni di salute fisica e psichica. E’ poi indispensabile promuovere norme che offrano davvero sicurezza ai cittadini. La legge Bossi-Fini per esempio deve essere modificata, altrimenti si continueranno a riempire le celle di disperati”.</p>
<p>Cagliari, 7 luglio 2010</p>
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		<title>CARCERI: DAP nega a detenuto Bad&#8217;e Carros diritto allo studio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:26:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il sovraffollamento rischia di far perdere la bussola anche ai funzionari del DAP che talvolta contraddicono ciò che hanno deciso in precedenza. Ne derivano atteggiamenti schizofrenici come quello che ha prima autorizzato un giovane detenuto di iscriversi all’Università di Bologna e sostenere alcuni esami e poi gli è stato negato di proseguire l’impegno di studio, peraltro proficuo. Così un giovane di Santo Domingo ristretto a Bad’e Carros ha dovuto rinunciare all’esame di inglese, previsto per il 22 giugno e a quello di Diritto costituzionale italiano e comparato, fissato dall’Ateneo emiliano ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.socialismodirittiriforme.it/wp-content/uploads/2010/07/1257323436654_libro.jpg" rel="lightbox[226]" title="1257323436654_libro"><img class="alignleft size-medium wp-image-227" title="1257323436654_libro" src="http://www.socialismodirittiriforme.it/wp-content/uploads/2010/07/1257323436654_libro-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>“Il sovraffollamento rischia di far perdere la bussola anche ai funzionari del DAP che talvolta contraddicono ciò che hanno deciso in precedenza. Ne derivano atteggiamenti schizofrenici come quello che ha prima autorizzato un giovane detenuto di iscriversi all’Università di Bologna e sostenere alcuni esami e poi gli è stato negato di proseguire l’impegno di studio, peraltro proficuo. Così un giovane di Santo Domingo ristretto a Bad’e Carros ha dovuto rinunciare all’esame di inglese, previsto per il 22 giugno e a quello di Diritto costituzionale italiano e comparato, fissato dall’Ateneo emiliano per il 29 giugno. Rischia infine di non poter sostenere quello di Diritto Pubblico del 13 luglio prossimo”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che ha segnalato il caso di Alejo Perez Luis Alexander al Direttore Generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dott. Franco Ionta.</p>
<p>“Il giovane, che è stato trasferito a Nuoro nel mese di ottobre del 2009, si trovava recluso precedentemente – ha precisato nella lettera Caligaris a cui si è rivolto il detenuto – a Bologna dove, anche grazie ad una convenzione tra l’Ateneo e il DAP, si era iscritto nel 2008 al corso di Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione, una specializzazione non presente negli Atenei sardi. Avendo sostenuto con profitto i primi esami, a settembre 2009 aveva confermato l’iscrizione nella Facoltà per il secondo anno. Avendo subito nel frattempo il trasferimento, non richiesto e di cui non ha mai saputo la ragione, il 22 febbraio 2010 è stato tradotto a Bologna per sostenere due esami entrambi superati brillantemente ed è rimasto nel capoluogo emiliano fino al 10 aprile. Benché avesse richiesto a quel punto di permanere nel carcere di Bologna è stato trasferito di nuovo a Nuoro. Non ha potuto quindi sostenere gli esami del 22 e del 29 giugno perché gli è stata negata la traduzione nel capoluogo emiliano”.</p>
<p>“La Costituzione sancisce all’articolo 34 il diritto allo studio, riconoscendolo a tutti e impegnando le istituzioni a renderlo effettivo. Ciò vale anche per le persone private della libertà personale. In questo specifico caso, la convenzione tra il DAP e l’Ateneo prevede la permanenza del detenuto-studente nel carcere di Bologna fino al completamento del corso universitario. Occorre quindi rimediare – conclude Caligaris – a questo incredibile disguido”.</p>
<p>“Lo studio, in questa fase della mia vita ha rappresentato e rappresenta – ha scritto Alejio Alexander – il principale progetto di riscatto su cui stavo investendo tantissime energie. Si tratta, come potrà immaginare, di un percorso molto arduo, sia per il contesto in cui mi trovo, sia per le difficoltà di linguaggio che ancora ho nell’affrontare un testo universitario. A parte il trasferimento definitivo, adesso per me è urgentissimo poter sostenere questi esami nel mese di luglio. Desidero tanto poter proseguire il corso di studi rimanendo iscritto all’Università di Bologna ed essendo nuovamente trasferito lì o in altra sede vicina”.</p>
<p>Cagliari, 1 luglio 2010</p>
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		<title>CARCERI: DA DETENUTI NUORO ESEMPIO CREATIVITA’ DA PREMIARE</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 08:17:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Nonostante le difficili condizioni della struttura, sovraffollata, e gli scarsi mezzi a disposizione anche per i tagli imposti ai Centri Territoriali Permanenti, che curano l’educazione degli adulti, la creatività dei detenuti dell’Alta Sicurezza di Bad’e Carros ancora una volta ha spiccato il volo generando straordinari risultati. Merita un riconoscimento dalle Istituzioni e un sostegno perché possa affermarsi a livello nazionale come positivo modello da imitare”. Lo ha detto l’ex consigliera regionale socialista Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” intervenendo a Nuoro alla presentazione dei “Liberi Libri Farfalla” le ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Nonostante le difficili condizioni della struttura, sovraffollata, e gli scarsi mezzi a disposizione anche per i tagli imposti ai Centri Territoriali Permanenti, che curano l’educazione degli adulti, la creatività dei detenuti dell’Alta Sicurezza di Bad’e Carros ancora una volta ha spiccato il volo generando straordinari risultati. Merita un riconoscimento dalle Istituzioni e un sostegno perché possa affermarsi a livello nazionale come positivo modello da imitare”. Lo ha detto l’ex consigliera regionale socialista Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” intervenendo a Nuoro alla presentazione dei “Liberi Libri Farfalla” le favole scritte dai detenuti e trasformate in coloratissime edizioni realizzate a mano su un’idea grafica dell’ergastolano Alessandro Bozza. All’iniziativa, svoltasi nella libreria Novecento, sono intervenuti, tra gli altri, il Sindaco Mario Zidda, il Magistrato di Sorveglianza Adriana Carta, il Garante dei Detenuti Carlo Murgia e Pasquina Ledda coordinatrice del progetto.</p>
<p>“ Il lavoro dei detenuti e quello svolto dalle insegnanti, che hanno contributo gratuitamente alla realizzazione del programma promosso due anni fa – ha aggiunto Caligaris – rappresenta un concreto positivo esempio lungimirante di fattiva collaborazione tra diverse realtà operanti nell’Istituto di Pena diretto da Patrizia Incollu e testimonia l’utilità dei CTP. La qualità delle produzioni inoltre si è guadagnata l’attenzione non solo delle case editrici sarde ma anche di quelle nazionali il cui contributo potrebbe ulteriormente arricchire i libri che si completano di un quaderno didattico”.</p>
<p>“Sarebbe quindi opportuno che le amministrazioni locali manifestassero una fattiva volontà di valorizzare le produzioni, ciascuna peraltro un unicum inimitabile, dotando le scuole elementari di opere non solo belle da vedere, ma anche utilizzabili dal punto di vista didattico-formativo. L’auspicio ed è l’impegno che l’associazione SdR assume – ha concluso Caligaris – è far conoscere questi lavori affinché se ne possa riconoscere la qualità oltre che apprezzare il significato simbolico, umano e affettivo per ciascun detenuto”.</p>
<p>Cagliari, 2 aprile 2010
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</p>
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